#esperienzeinpuglia

Di ritorno dall’ Expo di Milano una delle dieci Tele del Finoglio voluta da Vittorio Sgarbi per l’Expo di Milano finito il grande evento sono tutte e dieci da ammirare nella pinacoteca di Conversano.

la pinacoteca

Fonte: www.turismoin Conversan.it

Il conte di Conversano Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona insieme alla sua consorte Isabella Filomarino commissiona nel 1643 al pittore napoletano Paolo Finoglio la realizzazione di dieci tele riguardanti il poema della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. L’opera s’inscrive in un complesso progetto di mecenatismo, in cui il Finoglio doveva svolgere il ruolo dell’artista di corte e che comprendeva oltre agli affreschi sulla volta della Camera nuziale del Castello di Conversano, anche gli affreschi nella chiesa dei Santi Medici e la pala d’altare nel Convento di San Benedetto. La cultura figurativa di Finoglio, dall’iniziale formazione manierista, risultava aggiornata sullo stile di Caravaggio, Lanfranco e Massimo Stanzione, tra gli esponenti più in vista della pittura napoletana dell’epoca, per cui la scelta di Giangirolamo dovette essere accurata e dettata dall’ambizione di rendere Conversano tra i feudi più prestigiosi e importanti dell’intero Meridione. Attorno al Finoglio si forma e si aggiorna una schiera di importanti frescanti locali tra cui vale la pena ricordare Carlo Rosa e la sua scuola bitontina, autori tra l’altro delle tele e del soffitto ligneo della Basilica di San Nicola di Bari.

La scelta della Gerusalemme Liberata rispondeva in modo eccellente per questi scopi: dopo la recente conclusione del Concilio di Trento, Giangirolamo voleva manifestare l’importanza storica del suo casato, capace di gestire il potere e di assicurare la difesa della Chiesa. Il feudo di Conversano, legato alla fondazione nel 1071 di Goffredo d’Altavilla, si ricollegava idealmente all’epopea crociata; inoltre il primo antenato conte di Conversano, Giulio Antonio, era eroicamente morto durante la guerra di liberazione di Otranto dall’occupazione turca del 1481. Il nonno di Giangirolamo, Adriano, aveva partecipato alla battaglia di Lepanto nel 1571. L’opera del Tasso appariva, perciò, assolutamente attuale per evidenziare il ruolo storico e le aspettative della casata. Le dimensioni monumentali delle tele dipinte a olio (250 x 300 cm circa) testimoniano il valore che il committente e il suo pittore conferivano al ciclo, uno dei più completi e complessi tra quelli realizzati in tutto il Continente europeo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Corre l’anno 1099 e i crociati sono accampati sotto le mura di Gerusalemme. Basteranno soltanto altri quattro mesi perché la città capitoli sotto l’assedio, ma l’ambizione e la vanagloria causano una profonda divisione tra i paladini dell’esercito cristiano. Il monaco Pier Damiani, ispiratore dell’impresa, interviene per conferire il comando a Goffredo di Buglione e per ridare sotto la sua guida unità all’esercito. I saraceni approfittano della situazione di debolezza del nemico e, sotto suggerimento del mago Ismeno, decidono di asportare l’icona della Vergine Maria dal tempio cristiano. L’immagine, però, misteriosamente scompare e Aladino decide di perseguitare i membri della comunità cristiana di Gerusalemme per trovare il colpevole. Per salvare i suoi compagni, la giovane Sofronia eroicamente si autodenuncia, ma Olindo, innamorato di lei, la scagiona e indica in se stesso il vero responsabile.

Prof. E. Triggiani

 

Fonte: www.turismoin Conversan.it
Fonte: www.turismoin Conversan.it

Nella prima tela si osserva Clorinda, nascosta nella sua armatura lucente, in groppa al cavallo bianco, mentre ascolta da un anziano testimone la storia dei due innamorati, condannati alla morte sul rogo. Sofronia è posta al centro della composizione, con le mani legate dietro, spalla a spalla con il suo Olindo, rilucente nel suo candore e con lo sguardo affranto, volto verso il cielo in richiesta d’aiuto. L’episodio, narrato nel secondo canto della Gerusalemme Liberata, costituisce il prologo ideale del poema: Clorinda rimane commossa e provocata dal gesto dei due giovani cristiani, che testimoniano il vero amore nell’atto del sacrificio e dell’offerta della propria vita per la salvezza dell’altro. Anche per Clorinda, come per tutti i protagonisti della storia, inizia un processo di cambiamento che culminerà infine nel momento della conversione.

Mentre cavalieri cristiani e mussulmani si contendono il campo, l’esperienza dell’amore offre un’imprevedibile opportunità affinché l’odio e l’incomprensione reciproca tra i due popoli contendenti vengano superate: Erminia, figlia del re di Antiochia, si innamora del valoroso cavaliere crociato Tancredi, mentre Tancredi a sua volta perde la testa per la guerriera saracena Clorinda.

02-Seconda-tela-Finoglio

Fonte: www.turismoin Conversan.it

La seconda tela raffigura l’episodio del terzo canto, in cui Tancredi scontrandosi con Clorinda e riconosciutala, si limita a difendersi e le dichiara il suo amore, mentre sullo sfondo infuria la battaglia. L’artista anima i sentimenti dei protagonisti enfatizzandone i gesti e le espressioni facciali e affida alla contrapposizione tra le masse cromatiche scure e chiare lo sviluppo drammatico degli eventi. Clorinda, turbata dalla confidenza di Tancredi, lo allontana da sé sebbene vanamente inseguita. Argante, condottiero dei saraceni, trae vantaggio dalla distrazione di Tancredi, uccidendo nel prosieguo del racconto il prode Dudone. Tancredi, a differenza dell’episodio precedente di Olindo e Sofronia, si illude di amare attraverso il possesso, esaltandosi nei suoi sentimenti e dimenticando il compito che gli è stato assegnato dal destino, di portare cioè alla vittoria la spedizione dei crociati.

04-Quarta-tela-Finoglio

Fonte: www.turismoin Conversan.it

Nella quarta tela Clorinda, in un momento di pausa durante il conflitto, incontra il suo vecchio precettore Arsete che le svela la sua storia, fino a quel momento a lei sconosciuta: da piccola era stata sottratta ai suoi genitori cristiani, prima ancora che avesse ricevuto il battesimo e poi era cresciuta in un popolo straniero senza conoscere la sua vera identità. Ancora sconvolta dalla rivelazione e turbata da un sonno premonitore, Clorinda scende in battaglia con un’armatura non sua e si scontra proprio con Tancredi che non la riconosce. Al termine dello scontro, Tancredi ha la meglio e riesce a trafiggere la sua temeraria avversaria, accorgendosi troppo tardi che si tratta della sua amata. Clorinda chiede perdono a Tancredi e lo implora di battezzarla decidendo, nell’ultimo momento della sua tormentata esistenza, di convertirsi al Cristianesimo. Nella tela Tancredi raccoglie con l’elmo l’acqua per aspergere Clorinda; nella notte profonda e oscura, i volti sono illuminati dagli improvvisi bagliori della battaglia e un inconsueto pallore accarezza il volto della fanciulla che, deposto ogni rancore e ogni rigidità, ricompare nella sua femminilità a lungo nascosta sotto la sua corazza. Tancredi è costretto, amaramente a prendere coscienza della fallacità del suo amore ma, allo stesso tempo, il destino gli affida la sorte di salvare l’anima della persona che aveva profondamente adorato.

05-quinta-Tela-Finoglio

Fonte: www.turismoin Conversan.it

Nella quinta tela la narrazione del Tasso ha fatto emergere intanto il personaggio di Rinaldo il quale, prendendo il posto del defunto Dudone, ha impresso una svolta agli eventi bellici, conducendo l’esercito cristiano sotto le mura di Gerusalemme. Anche lui, tuttavia, cade sotto i sortilegi di Armida e viene trascinato nel castello incantato presso le Isole Fortunate. Qui lo scorgono, abbandonato tra le braccia di Armida, i prodi cavalieri Carlo e Ubaldo, mandati da Goffredo di Buglione per liberare l’eroe e ricondurlo al campo cristiano. Rinaldo volge lo sguardo in alto, sperduto e smarrito, verso la sua intrigante amata mostrando nel suo trasalimento la psicologia turbata di chi ha perduto, con la consapevolezza del compito assegnatoli dal destino, anche la coscienza della propria identità. I colori più vivaci e sgargianti di quelli usati nelle precedenti tele, manifestano insieme all’idillico paesaggio l’atmosfera calda e sensuale che avvolge i protagonisti.

06-sesta-tela-Finoglio

Fonte: www.turismoin Conversan.it

Nella sesta tela Carlo e Ubaldo persuadono Rinaldo a tornare sui suoi passi, mostrandogli un prodigioso scudo adamantino offerto da mago di Ascalona, con la particolare proprietà di restituire la coscienza del proprio passato a chi vi si specchia. Nell’episodio illustrato, attraverso la sapiente e teatrale mimica gestuale e facciale dei tre personaggi, si illustra la virtù dell’amicizia, capace di sostenere il cammino dell’eroe cristiano. Rinaldo comprende così i propri errori e, ricevuto il perdono, subito si guadagna la possibilità di riprendere il proprio posto nel suo esercito. Il cielo tempestato dalle nuvole e i colori cangianti delle vesti, modulati tra le cupe ombrosità e le improvvise accensioni luminose, rivelano il tumulto interiore dei personaggi raffigurati.

 

07 finoglio tela

Fonte: www.turismoin Conversan.it


Nella settima tela
Armida, nel suo scarlatto mantello fiammeggiante di passione, tenta invano di trattenere con le sue lusinghe Rinaldo, il quale si volge malinconicamente in un’ultima esitazione verso di lei. Egli, però, è ormai coinvolto dal passo dei suoi compagni d’arme, uno dei quali lo trascina con la mano afferrando il suo dorato mantello. La dialettica delle luci mostra chiaramente che l’ombra si volge a destra, verso Armida, mentre la luce proviene dalla direzione opposta, dove Rinaldo si sta adesso risolutamente dirigendo.

 

 

 

08--ottava-tela-Finoglio

Fonte: www.turismoin Conversan.it


Nell’ottava tela
il nocchiero trasporta Rinaldo e i suoi compagni sulla barca che li porterà in salvo, mentre Armida sulla spiaggia rivolge disperata le sue imprecazioni e maledizioni. Il remo, disposto diagonalmente, separa definitivamente la sorte degli uomini dalle grinfie dell’astuta Armida, mentre gli occhi non riescono a resistere alla tentazione di un ultimo sguardo. Solo nell’abbraccio di una compagnia l’eroe può resistere alla confusione e ai dubbi suscitati dai sentimenti incerti e fluttuanti che distolgono dalla determinazione e dalla volontà. La reazione scomposta di Armida rivela, d’altro canto, la falsità e la fallacia della sua proposta d’amore.

 

 

10-tela-Finolglio

Fonte: www.turismoin Conversan.it


Nella nona tela
Tancredi ha ormai riacquistato il suo ruolo a capo della spedizione cristiana e affronta in uno scontro decisivo Argante, sfidandolo in un interminabile ed estenuante duello. I due contendenti si scontrano eroicamente ma la vittoria spetta a Tancredi che alla fine dello scontro giace sfinito sul campo di battaglia, manifestando nel volto un pallore che richiama l’analoga scena dell’agonia di Clorinda. Nella tela Erminia sopraggiunge sulla scena da destra, addolorata e con le braccia spalancate, mentre lo scudiero Vafrino riconosce e indica l’eroe sofferente. L’amore di Erminia, purificato e autenticato dalle prove e dalla sofferenza che ha provato, trova infine nel momento conclusivo del racconto il suo confortante coronamento. Le mura di Gerusalemme, con gli accampamenti e gli ultimi furori della battaglia si stagliano sullo sfondo.

 


09-tela-FinoglioNella decima tela
L’epilogo finale vede Rinaldo trionfante e sicuro trascinatore dell’esercito cristiano verso la vittoria finale. L’incombente presenza dei cavalli comprime lo spazio, accentuandone i toni drammatici, magistralmente espressi anche dalle movenze dei personaggi. Anche Tancredi, benché ferito, si batte valorosamente contribuendo alla disfatta finale di Aladino e Solimano, i due condottieri saraceni, che pagano con la propria vita l’ultima strenua resistenza. Alcune figure sullo sfondo assistono alla scena evidenziando la dimensione spettacolare dell’accaduto. Negli episodi finali persino Armida si sottomette e si converte, lasciandosi persuadere dalla consolazione di Rinaldo. Il Tasso nel suo poema invita il lettore a comprendere che la vittoria delle armi è povera cosa rispetto alla vittoria della fede: non è tanto con la forza e la violenza, sicuramente apprezzata nei valori del tempo, a conferire il trionfo finale, ma l’energia persuasiva dell’amore legata a una profonda e convinta esperienza religiosa.

Prof. E. Triggiani